Sant’Antuono: storia e leggende lungo la via Appia

Il convento di Sant’Antuono si erge vicino all’antica via Appia, luogo di incontri storici con Orazio, Mecenate, Virgilio e Federico II, offrendo un viaggio nel tempo tra arte e cultura.

Esplora un passato ricco di storia e cultura
Il convento di Sant’Antuono offre un connubio unico tra storia millenaria e fascino paesaggistico, arricchendo ogni visita con un’esperienza indimenticabile.
Un sito storico di rilievo
Situato lungo la via Appia, questo luogo ha ospitato figure storiche come Orazio e Federico II, rendendolo una tappa imperdibile per gli appassionati di storia.
Accessibilità moderna e tradizione
La vicinanza all’autostrada A16 permette un facile accesso, combinando comodità e il fascino dell’antico percorso romano.
Un patrimonio culturale da scoprire
Sant’Antuono rappresenta un crocevia di epoche e storie che arricchiscono il territorio, ideale per chi desidera immergersi nella cultura locale.





Il Convento di Sant’Antuono: un viaggio nella storia
Cenni storici
Dall’Oriente arrivavano soldati di ritorno dalle crociate, commercianti, maltratti; il convento si trasformò in ospedale, rifugio per viandanti e cura per i soldati.
Dal 1278 al 1304 il convento fù gestito dai monaci Cistercensi (ordine dei monaci bianchi nato in Francia all’inizio del XII secolo), abili costruttori e diffusori dell’architettura Gotica (testimonianza presente nel convento grazie alla conservazione di una monofora finemente lavorata e da due mensole angolari in pietra).
I ripetuti tentativi di appropriazione delle terre e dei diritti del monastero da parte del barone di Sant’Agata di Puglia, indussero i monaci Cistercensi sugli inizi del XIII secolo ad abbandonare Sant’Antuono che tornò alla Corona.
Nel 1558 il cortile del convento si ampliò; sorsero altri fabbricati diventando Dogana Regia, quindi fermata obbligatoria per i quotidiani trafficanti che trasportavano derrate e frutta dalla Puglia a Napoli attraverso il vicino e importante ramo dell’arteria stradale Via Appia
Nel 1576 il Marchese Carlo Loffredo Junior occupò il monastero e i terreni badiali compreso il diritto della Dogana dando in cambio qualche beneficio al parroco della chiesa S. Nicola di S. Agata da cui dipendeva la giurisdizione ecclesiastica.
Nel 1818 l’acquistò D. Scipione del Buono, e nel 1867 il colono Domenico Danza, avuto in enfiteusi l’immenso caseggiato, trasferì dalla Chiesa alla sagrestia (trasformata in Chiesetta), il Crocifisso, la statua del Santo e la pila dell’acquasanta; convertì la chiesa originale in pagliaia, questa successivamente venne distrutta per incendio della paglia che vi era stata collocata. Nel mese di maggio si teneva la processione in onore del Santo e una fiera, questa durò fino al 1860. Nei vari decenni sono state eseguite dalla proprietà prof. Giuseppe Maruotti, numerose opere conservative tra cui il restauro completo della chiesa, del crocifisso, della statua del Santo, del tetto locale “taverna Oraziana” compreso la pulizia dell’antico pozzo; oggi questi lavori di restauro continuano su altre zone del complesso come la messa in sicurezza della facciata principale dell’ex chiesa madre per evitarne il ribaltamento, la protezione delle creste murarie e delle volte dei restanti locali del complesso monumentale. Ogni anno nel mese di agosto in occasione del rientro dei numerosi emigranti, viene celebrata la Santa Messa in onore del Santo protettore degli animali, dei contadini, macellai e dei fornai.


